Dieta

Dieta, le ricette speziate aiutano a perdere peso

I piatti opportunamente speziati non solo sono saporiti, ma possono aiutarci nella perdita di peso in quanto agevolano la termogenesi che porta a bruciare i grassi. La conferma in merito è arrivata anche da uno studio che è stato pubblicato negli Scientific Reports di Nature.

In particolare, i ricercatori del Nestlé Research Center di Losanna e quelli dell’Università di Tokyo hanno rilevato che la cannella presenta la proprietà di ‘bruciare i grassi‘ al pari del peperoncino che fa aumentare il calore del corpo.

In particolare, se a scatenare la termogenesi è la capsaicina nel peperoncino, nella cannella a contribuire alla diminuzione del peso corporeo è l’aldeide cinnamica che non è altro che quella sostanza che conferisce alla cannella quel suo particolare aroma.

Dieta mediterranea, Italia: gli Stati Uniti piazzano uno storico sorpasso

Nel mondo si sta assistendo ad una vera e propria rivoluzione dei consumi e delle abitudini alimentari al punto che, per quel che riguarda la dieta mediterranea, gli Stati Uniti hanno clamorosamente superato l’Italia considerando i consumi di vino e quelli di conserve di pomodoro.

A rilevarlo è stata la Coldiretti nel precisare, inoltre, che gli Stati Uniti, dopo l’Italia e la Spagna, hanno conquistato pure il gradino più basso del podio per quel che riguarda i consumi di olio di oliva.

A conferma del fatto che per i consumi alimentari si stanno sovvertendo quelli che sono i luoghi comuni, l’Organizzazione degli agricoltori fa inoltre presente che negli Usa, negli ultimi dieci anni, c’è stato un aumento dei consumi di olio del 38% e di vino del 15%, mentre in Italia c’è stato un calo pari, rispettivamente, al 31% ed al 24%.

La Coldiretti ricorda anche che fu un americano a studiare per primo gli effetti benefici della dieta mediterranea che dal 2010 è inserita nella lista del patrimonio culturale immateriale dell’umanità dell’Unesco. Trattasi dello scienziato americano Ancel Keys che per ben 40 anni visse nel nostro Paese, nel Cilento, e che formulò diverse ipotesi e teorie sul legame esistente tra l’alimentazione e le malattie cardiovascolari.

Dieta vegetariana porta le popolazioni a sviluppare mutazioni genetiche

La dieta vegetariana, se mantenuta di generazione in generazione, può portare le popolazioni a sviluppare delle mutazioni genetiche, quindi a livello di Dna. E’ questa la conclusione alla quale sono giunti i ricercatori della Cornell University in accordo con uno studio che è stato pubblicato su Molecular Biology and Evolution.

Con lo studio realizzato gli scienziati hanno confrontato e comparato il genoma di una popolazione indiana principalmente vegetariana con persone che, nel Kansas, sono invece tradizionalmente onnivore.

Dalla ricerca è emerso che da un lato la mutazione genetica dei vegetariani, di generazione in generazione, presenta dei benefici ma il tipo di alimentazione può contribuire ad incrementare il rischio di tumori e di malattie cardiache a causa di una maggiore produzione di acido arachidonico.